Non dimentichiamo i cristiani perseguitati

Marco Invernizzi

 

Care amiche, cari amici

Ho l'impressione che stiamo perdendo di vista le cose importanti, distratti dall'assoluzione di Silvio Berlusconi, dal superamento del bicameralismo perfetto e da altri problemi, che certamente avranno un loro perché. Ma intanto ai confini del mondo occidentale si combatte fra ucraini e separatisti filo-russi, nel Sud del mondo viene creata una zona omogenea islamica, dalla quale i cristiani presenti sono stati costretti ad andarsene, e riprende il conflitto fra Israele e i palestinesi, in particolare contro il movimento terroristico di Hamas.

La proclamazione del califfato nelle zone che si estendono da Aleppo, nel nord della Siria, all'interno della zona orientale dell'Iraq, pone importanti motivi di riflessione. Il califfato è ciò che divide i musulmani sciiti da quelli sunniti. Questi ultimi hanno sempre desiderato avere un unico punto di riferimento, politico e religioso, appunto nel Califfo, ma l'ultimo califfo venne spazzato via dalla Turchia laicista moderna nel 1924, senza mai più ritornare.

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Chi siamo, noi cristiani dell'Iraq?

Riportiamo un video girato in Iraq. Sono i martiri della chiesa di Nostra Madre "Signora del Perpetuo Soccorso". Hanno mostrato al mondo, ancora una volta, chi sono, cristiani dell'Iraq,  si sono uniti ai martiri della Chiesa, coloro che hanno sacrificato la loro vita, per offrirla a Cristo, nostro Signore, che ci ha insegnato a testimoniare per la risurrezione, per la vita, per il perdono, per la speranza, per l'amore, per la fede, per la gioia.

 

 

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Milano cattolica e la Prima guerra mondiale

Michele Brambilla

Sold. Riboldi Giuseppe, 89 Fant. 14-5-1883, 3-1-1917. Pasubio”. Così è scritto su una lapide del piccolissimo cimitero di S. Agata Martesana (MI). Le targhe, singole, che ricordano i caduti della Prima guerra mondiale (1914-18) originari della frazione sono sparse lungo tutto il muro di cinta del camposanto, e non si dimenticano neppure i dispersi. Non c’è località dell’arcidiocesi milanese in cui la Grande Guerra, per l’Italia cominciata nel 1915, non abbia seminato qualche lutto.

E’ il triste tributo di sangue (oltre 600.000 vittime, è stato calcolato) che gli italiani pagarono alla smania di vittoria del re Vittorio Emanuele III (sul trono 1900-46) e delle elites liberali al governo, che con la presa militare di Trento e Trieste, inserita in un conflitto generale europeo, in cui i cosiddetti “poteri forti” causarono deliberatamente la scomparsa dell’ultimo regno cattolico, l’Austria-Ungheria, intesero coronare il Risorgimento. Nei loro piani, le trincee avrebbero saldato la popolazione italiana in una causa comune, che facesse finalmente dimenticare tutti i campanilismi e le ferite interiori provenienti dalle vicende del secolo XIX.

Fu così solo in parte. La Grande Guerra mise fianco a fianco il soldato milanese con quello napoletano. Tuttavia, una nazione abbisogna di altri collanti oltre al sangue versato, e questo i Savoia non erano in grado di offrirlo, avendo guerreggiato per oltre 50 anni con la Chiesa e l’identità cattolica del Paese. I reduci percepirono al fronte certamente un forte senso di militanza, tuttavia fu una parentesi straniante, che creò una generazione di giovani difficile da riassorbire, distrusse certezze millenarie ed instillò un senso di disagio che prese poi le forme dei totalitarismi.

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Ninna nanna della fecondazione eterologa

Susanna Manzin


Una breve riflessione su un fatto realmente accaduto e che facilmente si potrà ripetere. In nome del progresso e per dare la felicità a tutti, sulla pelle dei bambini.

Ninna nanna, Ninna oh, questo bimbo a chi lo do”. La popolare nenia potrebbe essere cantata dai biologi, che nei laboratori di fecondazione assistita selezionano ovuli e spermatozoi, li mettono in provetta, ottengono la fecondazione e presentano sul mercato il loro “prodotto”, magari dopo averlo congelato per un po’ in azoto liquido e dopo avere verificato con una diagnosi genetica se quegli embrioni sono degni di proseguire il loro sviluppo. 

La filastrocca tradizionale parlava dell’uomo nero, della befana e dei diavoletti: ma se la adattassimo alla situazione odierna assumerebbe un tono da vero racconto horror, più incline a generare incubi che non sonni ristoratori.

Possono gongolare, quei biologi. Si allarga la cerchia dei potenziali clienti. Prima della sentenza della Corte Costituzionale, quel bimbo poteva essere dato solo ai genitori biologici. Certo, era comunque un prodotto da laboratorio; contro ogni dignità umana. Ma almeno non veniva messo sul mercato al miglior offerente.

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Thursday the 24th. - Comunità ambrosiana - Alleanza Cattolica - Milano
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