Difesa della famiglia e della vita: a che punto siamo?

Susanna Manzin


Alcuni passaggi da tenere presenti prima che riprenda la battaglia per la vita e
la famiglia. 

 

Nemmeno in vacanza si può stare tranquilli. Il tema della fecondazione eterologa e delle sue linee di attuazione ha riempito le prime pagine dei quotidiani che si leggevano sotto l’ombrellone (o sotto l’ombrello, vista l’estate di tempo pazzo).

Vediamo un po’ a che punto siamo.

Una premessa: non dimentichiamo che il primo livello dell’impegno su questo fronte è quello culturale. Noi di Alleanza Cattolica diffondiamo il magistero e in questo caso parliamo di diffusione di una verità naturale che deve essere accolta da tutti, credenti e non. La fecondazione artificiale è sempre un male, anche quella omologa. Le cronache di questi ultimi mesi ci hanno raccontato aberrazioni che dovrebbero scuotere le coscienze e farci capire che l’attacco all’uomo ha raggiunto uno stadio drammatico. Eppure c’è chi gira la testa dall’altra parte e finge di non vedere. A noi spetta il compito di ricordare la verità, il bene e la bellezza della maternità e paternità naturale, contro ogni manipolazione dell’uomo.  Questo è il nostro compito. E personalmente ho cercato di farlo anche con un romanzo, “Il Destino del Fuco” (D’Ettoris Editori) (un po’ di pubblicità occulta non fa mai male).

Ma vediamo a che punto siamo con la situazione legislativa posto che, dopo avere ricordato quale è l’integralità del bene, ci auguriamo che i (pochi, ahimè) parlamentari che ancora hanno a cuore la difesa della vita umana e della famiglia facciano il possibile per ottenere un piccolo bene, o almeno chiudano la porta ad alcuni mali. Avremmo preferito un grande bene, ma a seguito della situazione disastrosa creata da certi magistrati, che fare?

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L'esaltazione della guerra nel primo conflitto mondiale e il pacifismo di oggi

Marco Invernizzi

Care amiche, cari amici

ristampato quest'anno, il testo di Emilio Gentile, L'apocalisse della modernità. La Grande Guerra per l'uomo nuovo (Oscar Mondadori 2014, 1 ed. 2008), costituisce un'ottima occasione per coloro che volessero prendere spunto dal centenario dello scoppio della Prima guerra mondiale per riflettere sulle devastanti conseguenze provocate da questo evento all'interno dei popoli europei.

Il libro passa in rassegna le opinioni di moltissimi intellettuali e artisti dell'epoca precedente il 1914, la cosiddetta Belle époque, che quasi unanimemente auspicavano un sommovimento generale che permettesse la nascita di una nuova epoca, finalmente liberata dal materialismo e dall'edonismo borghese, che ogni nazione attribuiva all'altra, al nemico. Così la Francia odiava la Germania, sperando in una rivincita della sconfitta del 1870, e quest'ultima odiava la prima accusandola di frivolezza e contrapponendo il rigorismo luterano al giacobinismo ugualitario del 1789.

Era il nazionalismo l'ideologia allora dominante, uscito dalla Rivoluzione francese e penetrato in tutti i Paesi europei attraverso le armate di Napoleone, un amore per la propria patria che non aveva nulla a che fare con l'amore per la terra dei padri (che riuscì a convivere dentro gli imperi, la cui concezione politica era l'esatto contrario dell'ideologia nazionalista).

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Lettera ai militanti di Alleanza Cattolica. Un sogno (coreano) di mezz'estate

Massimo Introvigne

Cari Amici,

Papa Francesco CoreaPapa Francesco ha concluso il suo emozionante viaggio in Corea, dove ci ha impartito tanti insegnamenti sul relativismo - con un importantissimo discorso ai vescovi dell'Asia - , i martiri e l'apostolato dei laici. Nelle prossime settimane ci impegneremo a studiarne il contenuto. Mentre scrivo, non so ancora che cosa abbia detto nell'intervista sul volo di ritorno. Non amo il genere intervista a proposito dei Papi, e certo i discorsi sono più importanti.

Nell'ultima Messa in Corea Papa Francesco ha parlato del dramma delle due Coree divise. Forse qualcuno avrebbe voluto una denuncia pubblica dei crimini della Corea del Nord. Il Papa nel corso del suo viaggio ha denunciato il relativismo eretto a sistema e ha affermato che i martiri ci sono ancora oggi, ma ha anche spezzato una lancia a favore della diplomazia, che opera senza proclami ma spesso consegue risultati. Mi trovo in Bulgaria e, parlando con uno specialista locale di religioni medio-orientali che insegna a Londra e veniva da un giro in Medio Oriente, mi sono sentito dire che il cardinale Filoni - il quale tra l'altro sarà ospite di Alleanza Cattolica in un convegno a Lecce a breve - ha salvato più yezidi con la sua diplomazia di quanto abbia fatto Obama con i suoi droni. Chi chiede sempre e solo proclami e denunce - che sono cose diverse dalla giusta enunciazione dei principi che giustificano l'intervento militare umanitario - rischia di fare il martire con il sangue degli altri.

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La Corea, l'occidente e l'apostolato dei laici

Marco Invernizzi

Care amiche, cari amici,

negli anni in cui in Europa scoppiava la Rivoluzione francese, in Asia nasceva la Chiesa coreana. Nasceva in un modo speciale e insolito, senza missionari ma attraverso dei laici che cominciarono a studiarela Bibbia. Uno di essi si fece battezzare in Cina e quindi, ritornato in Corea, battezzò gli amici che avevano condiviso la “scoperta” di questa “parola occidentale” che li aveva affascinati. Ne ha parlato papa Francesco durante il suo viaggio apostolico in Corea e in particolare quando ha incontrato i leader dell’apostolato laico della Chiesa coreana, sabato 16 agosto. Il Pontefice ha ricordato le caratteristiche “laicali” della Chiesa che stava visitando, la “curiosità intellettuale” che è all’origine delle prime conversioni e la grande importanza del ruolo missionario dei laici.   Alleanza Cattolica è un’associazione laicale, fondata da un laico e prevalentemente costituita da laici. Essa non può non guardare con attenzione a questa Chiesa particolare, nata in circostanze così speciali, e ascolta con altrettanta attenzione l’insegnamento che papa Francesco ha voluto trasmetterle durante il viaggio.   Il laico è anzitutto quel battezzato che è consapevole dell’importanza del sacerdozio, attraverso il quale si rinnova sull’altare il sacrificio di Cristo ogni volta che viene celebrata una Messa. Ma se soltanto il sacerdote può celebrare e ascoltare le confessioni, al laico spetta il compito di “animare cristianamente” l’ordine temporale, come spiega bene la Dichiarazione del Concilio Vaticano II Apostolicam actuositatem. Il laico segue principalmente il munus della regalità di Cristo, che è anche Sacerdote e Profeta, oltre che Re, come spiega l’enciclica Quas primas sulla regalità di Cristo, scritta da papa Pio XI nel 1926, con la quale veniva istituita la festa liturgica di Cristo Re.

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Wednesday the 3rd. - Comunità ambrosiana - Alleanza Cattolica - Milano
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